E' MORTO SILVIO CRAIA ARTISTA "FORMIDABILE" DI VIGOROSE VISIONI

18 Dicembre 2025

Silvio Craia non è appartenuto al genere di artista isolato che lavora appartato e in solitudine, al contrario, nonostante il temperamento schivo e un po’ brusco, ha sempre cercato, avuto bisogno e goduto, delle relazioni, del gruppo con cui condividere spunti e suggestioni, carattere che lo ha fatto autenticamente artista d’avanguardia. Fin dagli anni giovanili, con alle spalle l’autorevole passato futurista del Gruppo Boccioni e il contesto maceratese particolarmente carico di vitalità e di fervore dall’immediato dopoguerra agli anni Sessanta. Aveva come compagni di strada un manipolo di giovani nati nel ’37 o giù di lì, tutti maturati nel clima innovativo e sperimentale proveniente dall’Istituto d’Arte sotto la direzione di Zoren (Renzo Ghiozzi): Valeriano Trubbiani, Nino Ricci, i fratelli Carlo e Guido Bruzzesi, Dante Ferretti e Giorgio Cegna, destinato quest’ultimo a rivestire un ruolo fondamentale quale infaticabile animatore e fomentatore di geniali intuizioni.

Tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi dei Sessanta Cegna e Trubbiani sono a Roma, frequentano l’Accademia di Belle Arti, riallacciano i rapporti con Sante Monachesi e gli altri grandi marchigiani che vi risiedevano come Edgardo Mannucci. Molto meno con Luigi Bartolini, che il grande cuprense sì era un solitario e poco incline ad assecondare gli slanci e le velleità di stampo futurista contro cui aveva  polemizzato vivacemente e pubblicamente, quando insegnava a Macerata negli anni Trenta. Monachesi si era trasferito a Roma nel ’39 ma, come raccontava Craia, è sempre rimasto a Macerata, seguiva e partecipava personalmente alle attività artistico culturali che vi si svolgevano, teneva d’occhio i giovani e “foraggiava” i progetti di questi novatori, in particolare le imprese di Cegna in campo editoriale.

Craia e Cegna hanno condiviso l'esperienza "Agrà" di Monachesi, sostenuti da Elverio Maurizi, tra le più acute e penetranti voci critiche della città di Macerata. Una grande idea di sperimentazione, di suggestioni e intuizioni innovative, una disposizione ad essere contemporaneo a tutti i costi, ad avvistare i cambiamenti in atto e trasferirli negli elementi pittorici dimostrando il cambiamento delle sensibilità. Una sigla espressiva personale che lo ha accompagnato durante tutta la sua storia artistica, un dovere a mantenere vivo lo slancio e l’energia creativa che gratuitamente si libera e si rende disponibile, il gusto della sperimentazione in ogni direzione con leggerezza e divertimento personale. Così, lungo questa strada, il polimaterico slittava nell’oggettuale, il parolibero nel verbovisivo, la sintesi lineare nel segnico, il gestuale nel performativo, l’artistico nell’estetico, conferendo a questo “formidabile” ottantenne il carattere di un pioniere della ricerca, instancabile e mai appagato.

 

 

 

 

 

 


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